Rossana Bossaglia
 

 

 

 

 

INTARSI


Il cammino verso l'astrazione, nel senso di allontanamento dalla mimesi del reale, non è sempre il medesimo.
Ci sono artisti, e tendenze, che ne hanno fatto un procedimento per razionalizzare l'indefinita varietà della visione, altri che, al contrario hanno sciolto la leggibilità naturalistica per indagare sotto, oppure oltre, l'apparenza.
Ed è poi maturato, come ognuno sa, un astrattismo senza referente esterno, legato a pulsioni profonde che si traducono o presumono di tradursi, in libero gesto. Angiola Tremonti conosce bene tutte queste cose e non nasconde la propria consapevolezza culturale. Proprio nel solco di questa ha elaborato nel tempo un personale linguaggio, ben individuabile, dove riconosciamo una fervida e spontanea spinta creativa.
Il dato a mio vedere più interessante della sua ricerca e del suo modo di esprimersi è che la freschezza comunicativa non nega le grandi matrici che le stanno alle spalle - la suggestione di Kandinsky, per esempio, che appare la più forte -; così come la vitalità della mano si lega a una puntigliosa professionalità: specie nell'ultima produzione, mercè la tecnica dell'"intarsio pittorico" e altri accorgimenti di tipo materico e compositivo. Si tratta, ora, di una serie di immagini che hanno come base giardini fioriti, o cespi di fiori, o soltanto grovigli di petali, attraverso i quali la varietà, già di per sè inebriante, della vegetazione naturale viene indagata come spia e sintomo di una potenzialità esplosiva delle forme.
Non c'è elemento riconoscibile nel suo riscontro con il cosiddetto reale che non preannunci, o denunci, una diversa individualità; non c'è immagine di chiara identificazione che tuttavia non si ponga come vibrata denuncia di un'identificabilità diversa, insieme meno decifrabile ma più rappresentativa: una denuncia in positivo, dunque. L'impressione diretta è quella di una fertile esplosione fantastica, dove vegetale e animale tendono a coincidere - e fiori e farfalle, come ognuno sa, sono il connubio più simbolico della catena vitale della natura -.
Ma tutto cio' è governato da una riflessione intellettuale che non è l'ultimo motivo del fascino esercitato da questa pittura.
Non senza una precisa intenzione i titoli dei quadri, ispirati per gran parte a un favoloso erbario, dunque giocati su definizioni latine, sono l'indice di un elegante e persino ludico dominio del discorso.
Percio', il tipo di astrazione seguito ed interpretato da Angiola Tremonti è più metaforico che non razionalista o espressionista: l'artista getta lo sguardo nel magma - che è - anche il magma delle pulsioni fantastiche - e ne coglie sintesi emblematiche: anche, come dice il titolo di un bel quadro dai toni azzurri e violetti, testimoni di una speranza esistenziale.

SCULTURE
 
Angiola Tremonti ha sempre privilegiato, nelle sue realizzazioni artistiche, una tendenza fantastico-surreale che le ha consentito di colloquiare con i bambini - puntando sull’aspetto lucido/favolistico dell’immagine - e con il pubblico colto - puntando, in questo caso, sulla complessità dei rimandi che le opere suggeriscono.
Negli ultimi dipinti l’accensione fantastica si è via via sempre più trasfigurata, senza che sia stata dal tutto obliterata la leggibilità naturalistica.
Un discorso analogo, ma più articolato, va fatto per quanto concerne le recenti sculture. Le quali partono dall’oggetto di piccole dimensioni, giocando secondo una formula che chiameremmo astratta se non vi leggessimo dentro il pulsare di una vitale fisicità e non vi riconoscessimo addirittura particolari di mimesi del vero.
L’impegno più forte, in questo settore, è costituito da strutture monumentali che si presentano come alberi - collocabili dunque all’aperto -, a loro volta formati da figure che vanno tramutandosi in tronchi e rami.
Se noi partiamo dalle statue indipendenti - per lo più nudi dai volti misteriosamente plurietnici - e seguiamo il filo di queste trasformazioni, compiamo un percorso che è il rovescio del percorso abituale dell’imagerie artistica legata alla natura: non tanto qui è l’uomo che scaturisce dal magma naturale, ma è l’uomo che si identifica e si immerge nella matrice comune dell’essere.
Queste composizioni, che sono il tradursi in forme artistiche di una riflessione filosofica, sono realizzate con un segno padrone del modellato e insieme altamente sensitivo. E con grande respiro si confrontano con l’ambiente e la vita di tutti.

 

   

                                                                      
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