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Il cammino verso l'astrazione, nel senso di allontanamento dalla
mimesi del reale, non è sempre il medesimo.
Ci sono artisti, e tendenze, che ne hanno fatto un procedimento
per razionalizzare l'indefinita varietà della visione,
altri che, al contrario hanno sciolto la leggibilità naturalistica
per indagare sotto, oppure oltre, l'apparenza.
Ed è poi maturato, come ognuno sa, un astrattismo senza
referente esterno, legato a pulsioni profonde che si traducono
o presumono di tradursi, in libero gesto. Angiola Tremonti conosce
bene tutte queste cose e non nasconde la propria consapevolezza
culturale. Proprio nel solco di questa ha elaborato nel tempo
un personale linguaggio, ben individuabile, dove riconosciamo
una fervida e spontanea spinta creativa.
Il dato a mio vedere più interessante della sua ricerca
e del suo modo di esprimersi è che la freschezza comunicativa
non nega le grandi matrici che le stanno alle spalle - la suggestione
di Kandinsky, per esempio, che appare la più forte -; così
come la vitalità della mano si lega a una puntigliosa professionalità:
specie nell'ultima produzione, mercè la tecnica dell'"intarsio
pittorico" e altri accorgimenti di tipo materico e compositivo.
Si tratta, ora, di una serie di immagini che hanno come base giardini
fioriti, o cespi di fiori, o soltanto grovigli di petali, attraverso
i quali la varietà, già di per sè inebriante,
della vegetazione naturale viene indagata come spia e sintomo
di una potenzialità esplosiva delle forme.
Non c'è elemento riconoscibile nel suo riscontro con il
cosiddetto reale che non preannunci, o denunci, una diversa individualità;
non c'è immagine di chiara identificazione che tuttavia
non si ponga come vibrata denuncia di un'identificabilità
diversa, insieme meno decifrabile ma più rappresentativa:
una denuncia in positivo, dunque. L'impressione diretta è
quella di una fertile esplosione fantastica, dove vegetale e animale
tendono a coincidere - e fiori e farfalle, come ognuno sa, sono
il connubio più simbolico della catena vitale della natura
-.
Ma tutto cio' è governato da una riflessione intellettuale
che non è l'ultimo motivo del fascino esercitato da questa
pittura.
Non senza una precisa intenzione i titoli dei quadri, ispirati
per gran parte a un favoloso erbario, dunque giocati su definizioni
latine, sono l'indice di un elegante e persino ludico dominio
del discorso.
Percio', il tipo di astrazione seguito ed interpretato da Angiola
Tremonti è più metaforico che non razionalista o
espressionista: l'artista getta lo sguardo nel magma - che è
- anche il magma delle pulsioni fantastiche - e ne coglie sintesi
emblematiche: anche, come dice il titolo di un bel quadro dai
toni azzurri e violetti, testimoni di una speranza esistenziale.
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Angiola
Tremonti ha sempre privilegiato, nelle sue realizzazioni artistiche,
una tendenza fantastico-surreale che le ha consentito di colloquiare
con i bambini - puntando sullaspetto lucido/favolistico dellimmagine
- e con il pubblico colto - puntando, in questo caso, sulla complessità
dei rimandi che le opere suggeriscono.
Negli ultimi dipinti laccensione fantastica si è via
via sempre più trasfigurata, senza che sia stata dal tutto
obliterata la leggibilità naturalistica.
Un discorso analogo, ma più articolato, va fatto per quanto
concerne le recenti sculture. Le quali partono dalloggetto
di piccole dimensioni, giocando secondo una formula che chiameremmo
astratta se non vi leggessimo dentro il pulsare di una vitale fisicità
e non vi riconoscessimo addirittura particolari di mimesi del vero.
Limpegno più forte, in questo settore, è costituito
da strutture monumentali che si presentano come alberi - collocabili
dunque allaperto -, a loro volta formati da figure che vanno
tramutandosi in tronchi e rami.
Se noi partiamo dalle statue indipendenti - per lo più nudi
dai volti misteriosamente plurietnici - e seguiamo il filo di queste
trasformazioni, compiamo un percorso che è il rovescio del
percorso abituale dellimagerie artistica legata alla natura:
non tanto qui è luomo che scaturisce dal magma naturale,
ma è luomo che si identifica e si immerge nella matrice
comune dellessere.
Queste composizioni, che sono il tradursi in forme artistiche di
una riflessione filosofica, sono realizzate con un segno padrone
del modellato e insieme altamente sensitivo. E con grande respiro
si confrontano con lambiente e la vita di tutti.
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