Raffaele De Grada
 

 

 

 

 

INTARSI
La pittura di Angiola Tremonti non emerge dalla zona del silenzio, espone con mostre personali dal 1986 dopo una buona preparazione alla Scuola del Nudo di Brera e dopo un ormai lungo periodo di insegnamento, nonostante l'età ancor giovane, e una qualificata attività anche nel campo della grafica pubblicitaria.
Ha quindi tutte le carte in regola perchè la sua pittura non possa essere considerata un fenomeno provinciale e occasionale. E si vede subito che i suoi quadri escono dal conformismo dilagante; il suo linguaggio non è un gergo né si pone sul terreno, per altro rispettabile, del divertimento femminile con i colori e le forme. Quasi a simbolo la Tremonti dipinge la "nascita della donna" come una emersione del corpo femminile da una lussureggiante cascata di colori entro la quale la donna trova la sua casa, suggerendo alla fantasia tutto ciò che di bello si può immaginare, dai giardini orientali alle manifestazioni di una decorazione informale fine a se stessa.
L'arte della Tremonti del resto è proprio impostata sull'"informale" che, se non riesce a imporre cose nuove nel campo specifico della pittura, ha guadagnato tuttavia il gusto della nostra società occupando perfino spazi televisivi come si vede in quegli annunci che ci rovesciano addosso, nel movimento dell'immagine, forme e colori desunti dal ricco patrimonio contemporaneo che va da Miro' a Klee, in una tensione che ha certo animato la comunicazione.
A questa ricchezza moderna dell'immagine, con una esuberanza che si impone alla vista, si ispira infatti la pittura della Tremonti quando ci presenta le sue tele dai titoli che sottolineano la ricca spontaneità della sua ispirazione, "vortici" primordiali o fantasiosi "sotterfugi" che nella loro illeggibilità rimandano a quel gusto del colore che eccita la fantasia, liberandola nel mistero delle cose piacevoli (perchè non tutti i misteri sono, per fortuna, o di malinconia o di orrore).
L'"informale" della Tremonti non deriva infatti da un puro esercizio pittorico fine a se stesso.
Mi piace di suggerire al visitatore della mostra della Tremonti la vitalità di questi quadri dove talvolta fa capolino la figurazione (un gruppo di fiori, uno strumento musicale, perfino una tigre, ma anche una vera e propria figura umana).
La Tremonti usa agli scopi espressivi diverse materie: su un supporto in poliuretano essa comprime paglie colorate e cementi con effetti di splendida piacevolezza.
Si scopre poi che la figura umana è una bambola tanto la pittrice è legata alla fantasia dell'irreale; è una sua qualità giocare con le materie che si adattano alle sue espressioni di vitalità sorprendente: le meduse sono dipinte con una materia stesa e fasciata, avvolgente come sono queste entità marine, i fiori si distinguono tra petali espansi, corolle e pistilli gremiti di luce.
Sono proprio queste "aggressioni" di vitalità luminosa che mi rendono simpatica la pittura della Tremonti per cui non invoco nessun santo protettore perchè la pittrice ha la sua precisa identità e come tale si propone e si accetta.
Sono sempre più da valutare questi pittori al femminile che escono con coraggio da quel campo moderato che attanagliava fino a poco tempo fa le donne che dipingono. La Tremonti è un esempio eccellente di questa nuova libertà.

 

   

                                                                      
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