|
INTARSI
|
|
|
La pittura di
Angiola Tremonti non emerge dalla zona del silenzio, espone con
mostre personali dal 1986 dopo una buona preparazione alla Scuola
del Nudo di Brera e dopo un ormai lungo periodo di insegnamento,
nonostante l'età ancor giovane, e una qualificata attività
anche nel campo della grafica pubblicitaria.
Ha quindi tutte le carte in regola perchè la sua pittura
non possa essere considerata un fenomeno provinciale e occasionale.
E si vede subito che i suoi quadri escono dal conformismo dilagante;
il suo linguaggio non è un gergo né si pone sul terreno,
per altro rispettabile, del divertimento femminile con i colori
e le forme. Quasi a simbolo la Tremonti dipinge la "nascita
della donna" come una emersione del corpo femminile da una
lussureggiante cascata di colori entro la quale la donna trova la
sua casa, suggerendo alla fantasia tutto ciò che di bello
si può immaginare, dai giardini orientali alle manifestazioni
di una decorazione informale fine a se stessa.
L'arte della Tremonti del resto è proprio impostata sull'"informale"
che, se non riesce a imporre cose nuove nel campo specifico della
pittura, ha guadagnato tuttavia il gusto della nostra società
occupando perfino spazi televisivi come si vede in quegli annunci
che ci rovesciano addosso, nel movimento dell'immagine, forme e
colori desunti dal ricco patrimonio contemporaneo che va da Miro'
a Klee, in una tensione che ha certo animato la comunicazione.
A questa ricchezza moderna dell'immagine, con una esuberanza che
si impone alla vista, si ispira infatti la pittura della Tremonti
quando ci presenta le sue tele dai titoli che sottolineano la ricca
spontaneità della sua ispirazione, "vortici" primordiali
o fantasiosi "sotterfugi" che nella loro illeggibilità
rimandano a quel gusto del colore che eccita la fantasia, liberandola
nel mistero delle cose piacevoli (perchè non tutti i misteri
sono, per fortuna, o di malinconia o di orrore).
L'"informale" della Tremonti non deriva infatti da un
puro esercizio pittorico fine a se stesso.
Mi piace di suggerire al visitatore della mostra della Tremonti
la vitalità di questi quadri dove talvolta fa capolino la
figurazione (un gruppo di fiori, uno strumento musicale, perfino
una tigre, ma anche una vera e propria figura umana).
La Tremonti usa agli scopi espressivi diverse materie: su un supporto
in poliuretano essa comprime paglie colorate e cementi con effetti
di splendida piacevolezza.
Si scopre poi che la figura umana è una bambola tanto la
pittrice è legata alla fantasia dell'irreale; è una
sua qualità giocare con le materie che si adattano alle sue
espressioni di vitalità sorprendente: le meduse sono dipinte
con una materia stesa e fasciata, avvolgente come sono queste entità
marine, i fiori si distinguono tra petali espansi, corolle e pistilli
gremiti di luce.
Sono proprio queste "aggressioni" di vitalità luminosa
che mi rendono simpatica la pittura della Tremonti per cui non invoco
nessun santo protettore perchè la pittrice ha la sua precisa
identità e come tale si propone e si accetta.
Sono sempre più da valutare questi pittori al femminile che
escono con coraggio da quel campo moderato che attanagliava fino
a poco tempo fa le donne che dipingono. La Tremonti è un
esempio eccellente di questa nuova libertà.
|
|
|