Gillo Dorfles
 

 

 

 

 

DESIGN

Accade spesso, nel periodo che stiamo attraversando - che balzino in primo piano, per fantasiosità ed inventiva, alcuni prodotti di quelle che un tempo si definivano “arti applicate”.
Terminologia, questa, tutt'altro che idonea, perchè, non da oggi ma dal più remoto passato, alcuni capolavori appartengono appunto a questo settore.
Oggi, poi, col degradarsi della pittura - resa ormai spesso del tutto vacua per la concorrenza della fotografia, cinema, e altri media, come riproduttori e interpreti della “realtà quotidiana”, - accade che questa forma artistica si sia spesso ridotta a un’eco lontana rispetto agli antichi splendori; anche perchè molte delle tipologie che le furono proprie - paesaggio, ritratto, natura morta - appartengono ormai al passato ( e non credo al futuro) sicchè rimane soltanto la dimensione astratta che tuttavia spesso non riesce a trovare un nuovo linguaggio espressivo.

Ecco, allora, come, anche nel caso di questi recenti lavori di Angiola Tremonti, ci troviamo di fronte a un’operazione che solo per comodità possiamo far rientrare nell’ambito dell’artigianato, ma che, in effetti, presentano tutte le caratteristiche di inventiva, di sensibilità materica, di senso della forma e del colore, che fanno di queste opere - spille, bracciali, anelli, oggetti ornamentali - delle vere, seppure, limitate dimensionalmente, creazioni artistiche a sè stanti; tali da potere e dovere esser considerate come frutti maturi d’una lunga “carriera artistica” ( che Tremonti, del resto, ha dedicato spesso anche ad altri “generi” più impegnativi), e altresì come nuove invenzioni di una vena ornamentale dove l’opera vive al di là della sua funzionalità o della sua utilizzazione “pratica” e pertanto deve essere considerata come un trampolino per ulteriori e multiformi ricerche.
Osservando, inoltre, più da presso, alcuni di questi oggetti (che possiamo senz’altro considerare come autentiche “microsculture”) constatiamo spesso la presenza di sagome alquanto insolite, dove il metallo - argento, oro - viene corroso e estroflesso, curvato attraverso una sintassi del tutto inedita, percorso alle volte da rilievi e protuberanze, che conferiscono agli oggetti una qualità pressochè zoomorfa, adatta oltretutto, a trasformarsi in gioiello, in suppellettile, e magari in amuleto o talismano d’una nuova sacralità laica.

 

   

                                                                      
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