SCHEDA:

Il viaggio nella memoria di una donna del nostro tempo
Una vita apparentemente “normale” di una donna di oggi, una donna che, per dirla con Pablo Neruda, ha “molto vissuto”.

I genitori, i nonni, il marito, i figli, i nipoti. E poi gli studi, la passione sportiva, l’arrivo da Cantù a Milano, la grande scoperta di una adolescenza inquieta, di quelle che segnano e determinano un destino: la scoperta dell’arte e di una congenialità spontanea con tutto ciò che l’arte significa e rappresenta per una giovane ansiosa di capire e di “sentire” con la natura le cose e le persone.

Ecco allora un percorso di formazione all’accademia, l’insegnamento e infine la scelta definitiva, la consacrazione a tempo pieno alla forma di conoscenza in cui si è incarnato quel destino adolescenziale. Ma giunge, nell’esistenza di Angiola Tremonti, il momento del dolore, della malattia, da cui solo la forza acquisita con una grande passione conoscitiva può far uscire.

E ancora gli slanci del cuore non sono finiti: la politica è l’ultimo amore, a cui corrisponde una presa di coscienza insolita, una volontà di esserci che provoca anche contrasti, tutti riconducibili a un impegno – per l’Africa, per gli animali, per tutti i più deboli del pianeta – che non conosce soste.

Angiola non si è mai spaventata per queste  difficoltà, è andata avanti, spesso controcorrente, come tanti illustri predecessori ideali. Questa è la sua storia, il suo libro, la sua “idea”. Raccontati con la semplicità e la fermezza di una protagonista del nostro tempo.

PREFAZIONE:

In queste pagine Angiola Tremonti ricorda, racconta e ripensa la sua vita, movimentata, ricca, appagante e, in alcuni momenti, anche sofferta.

Il percorso geografico, come sempre accade, diventa percorso dell’anima: dall’infanzia felice fra i monti, alla scoperta della metropoli, Milano, negli anni dell’Accademia, al ritorno in provincia dopo il matrimonio.

Con uno sguardo insieme affettuoso e dissacrante, la Tremonti passa in rassegna le proprie esperienze di figlia, di moglie e di madre, di maestra elementare quanto mai innovatrice, di volontaria in Africa e in India, di consigliera comunale attivissima e mai allineata, infine e soprattutto d’artista.

Alcuni dei passi dedicati alla riflessione sull’arte si avvicinano alla poesia, nei contenuti e nel linguaggio: com’è noto, solo l’artista sa ricondurre le policromatiche vibrazioni interiori ad un senso sconosciuto ai più. Il resto della narrazione è una testimonianza vivace, ironica ed autoironica, che non nasconde cadute e progetti di vita non intercettati o abortiti, di una vicenda per alcuni aspetti singolare – qua e là affiora, per esempio, il vago disagio di essere sorella di tanto fratello – per altri aspetti esemplare del costume italiano degli ultimi decenni e delle asperità che le donne, tutte le donne, incontrano nel loro processo di vidimazione sociale.

Particolarmente vivi i ritratti, tanti, delle persone più importanti della sua vita; in qualche caso appena schizzati, in altri tracciati con commossa partecipazione e trasparente sensibilità, a cominciare da quelli, tenerissimi, delle due “tate”. Già, le due “tate”: l’evento che si fa memoria, narrazione ininterrotta di sé, nostalgia che non tracima mai nella malinconia, turgido rimpianto di uno spazio-tempo ormai perduto che, tuttavia, non preclude alla speranza di nuovi incontri, di nuovi progetti esistenziali, di nuove dinamiche affettive. La figlia, l’insegnante, la volontaria, la madre, la nonna, l’artista, tutte stazioni biografiche, ognuna con un proprio carico di entusiasmo e di dolore, di oscurità e chiarore, di stasi dell’anima e di energia progettante, tutte innervate da un amoreruvido, mai sdolcinato, imprevedibile, talvolta inafferrabile, abitato in ampiezza e profondità dalle sacrali vestigia dell’arte incarnata nel vivere.

La scrittura, infine, procede con un andamento che si potrebbe dire rapsodico; ognuno dei capitoli è quasi un breve racconto, una lettura piacevole, non di rado divertente, partecipata, mai aggressiva, significativa anche al di fuori del contesto.

Insomma, una narrazione, quella di Angiola Tremonti, che si fa pagina leggera, ma non per questo priva di densità letteraria, tanto meno di tensione etica o di pienezza di affetti.